FPFERROVIA PORRETTANALa storia corre attraverso l’Appennino
Porrettana / Aneddoti

STORIE NELLA STORIA

Le sorprese
della Porrettana.

Venti episodi e curiosità per incontrare la ferrovia da vicino: persone, oggetti e soluzioni inattese, con il tipo di fonte sempre riconoscibile.

20 STORIE · DAL CANTIERE ALLA MUSICA

Come leggere questi racconti

Un episodio datato, un impianto osservabile e una memoria familiare hanno valore diverso. Le etichette aiutano a distinguerli. Non sono stati aggiunti dialoghi o scene immaginarie.

01 / MEMORIA FAMILIARE PUBBLICATA

Uomini in attesa all’uscita del tunnel

Panconesi conserva una memoria del bisnonno macchinista: uomini attendevano all’uscita della Galleria dell’Appennino per aiutare il personale sopraffatto dai fumi. È una testimonianza familiare pubblicata, non il verbale di un singolo incidente. Nel capitolo IV il racconto è inserito nel problema della ventilazione e delle condizioni di lavoro.

Fonti: Maurizio Panconesi · Il fumo, subdolo compagno di viaggio (CLAMFER) ↗

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02 / IMPIANTO DOCUMENTATO SUL POSTO

La piccola stazione con sei imbocchi

A Corbezzi si affacciano sei imbocchi, tre per lato. Il poco spazio all’aperto spiega la presenza di gallerie destinate anche a funzioni di servizio, oltre al percorso dei treni. Guardare i portali laterali permette di riconoscere la complessità nascosta di questa piccola stazione.

Fonti: Andrea Capecchi · Corbezzi, la stazione delle sei gallerie (Reportpistoia, 2022) ↗

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03 / CURIOSITÀ DI INGEGNERIA

Il treno che aveva bisogno di prendere slancio

Le rampe di Valdibrana conservano la memoria di due esigenze opposte: affrontare una salita e arrestare un convoglio in discesa. Lanciamento e salvamento mostrano come il binario stesso potesse aiutare il servizio. Il capitolo IV spiega questi impianti insieme ai problemi di aderenza e frenatura.

Fonti: Fondazione FS · 160 anni di Porrettana (programma storico 2024) ↗ · Andrea Capecchi · Corbezzi, la stazione delle sei gallerie (Reportpistoia, 2022) ↗

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04 / EPISODIO DATATO · 21 NOVEMBRE 1863

Il re c’era già stato l’anno prima

Un’inaugurazione del 1863 può precedere legittimamente quella del 1864: riguarda il tratto Vergato–Pracchia. Vittorio Emanuele II partecipa alla cerimonia del 21 novembre, quando manca ancora il collegamento completo con Pistoia. Il capitolo III ricostruisce le aperture successive.

Fonti: Bologna Online · L’inaugurazione Vergato–Pracchia del 1863 ↗

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05 / EPISODIO DOCUMENTATO · 1921

Il 31 ottobre 1921 passò il Milite Ignoto

Il viaggio del Milite Ignoto da Aquileia a Roma attraversò anche la Porrettana. Secondo la ricostruzione di Fondazione FS, il 31 ottobre 1921 il convoglio lasciò Bologna alle 6:24 e raggiunse Firenze alle 14:16, passando per Pracchia, Pistoia e Prato. La velocità moderata del viaggio era voluta per permettere l’omaggio della popolazione. Il treno non trasportava soltanto un feretro: permetteva a comunità lontane dai grandi centri di partecipare a un rito collettivo del dopoguerra. In questo episodio, la ferrovia si legge come uno spazio pubblico in movimento.

Fonti: Fondazione FS · Il viaggio del Milite Ignoto nel 1921 ↗

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06 / OGGETTO CONSERVATO IN BIBLIOTECA

Un intero viaggio in un libro lungo 3,20 metri

Per l’inaugurazione del 1864 venne pubblicato il Panorama della strada-ferrata delli Appennini, dedicato al percorso Bologna–Pistoia–Firenze. L’Archiginnasio descrive un libro a soffietto che, una volta aperto, sviluppa un’immagine di 320 per 23 centimetri. Era un modo per riunire sotto gli occhi il paesaggio attraversato dal treno. Il formato non è un semplice capriccio editoriale: la pagina continua accompagna l’idea stessa del viaggio, mentre un normale atlante interrompe il percorso a ogni voltata. Il documento ricorda che la ferrovia fu anche un nuovo soggetto da rappresentare e da raccontare.

Fonti: Archiginnasio · Documenti e immagini della Porrettana ↗

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07 / AMBIENTE STORICO CONSERVATO

La sala d’attesa che racconta le terme

Alla stazione di Pistoia la Sala Reale ricorda un tempo in cui la preparazione del convoglio richiedeva un’attesa organizzata anche per gli ospiti illustri. Fondazione FS collega l’ambiente al cambio di trazione necessario per affrontare la salita e ai viaggi della famiglia reale verso le terme. Il rivestimento in noce, lo stemma sabaudo e il caminetto permettono di vedere un aspetto del viaggio che la sola locomotiva non racconta. L’attesa faceva parte dell’esperienza ferroviaria e poteva lasciare stanze preziose quanto poco appariscenti dall’esterno.

Fonti: Fondazione FS · La Sala Reale di Pistoia ↗

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08 / STORIA ECONOMICA DEL TERRITORIO

Sui treni viaggiava anche il freddo

Il ghiaccio delle Piastre arrivava al treno dopo un viaggio sui barrocci verso Pracchia. La Porrettana non attraversa Le Piastre: serve il commercio di una merce prodotta e conservata altrove. Il capitolo V segue l’intero percorso dai bacini invernali alla spedizione ferroviaria.

Fonti: Pistoia–Abetone · Le Piastre, la valle del Reno e le ghiacciaie ↗ · Comune di Pistoia · L’Ecomuseo e gli itinerari del territorio ↗

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09 / CONTINUITÀ FRA PROGETTI

Il progettista pensò anche a una via diversa

Nel 1884 Protche immagina un nuovo attraversamento lungo Setta e Bisenzio. Il progettista della Porrettana studia così anche il superamento dei suoi limiti. Morirà molto prima dell’apertura della Direttissima nel 1934: il capitolo VI distingue la sua proposta dalla realizzazione successiva.

Fonti: Bologna Online · Il progetto di Protche del 1884 ↗

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10 / CRONACA DELLA RICOSTRUZIONE

Nel 1949 la ferrovia tornò prima del previsto

La riapertura completa del 29 maggio 1949 arriva prima della previsione di giugno. La stampa pistoiese la saluta come una festa: dopo anni di interruzione, torna un collegamento della vita quotidiana. Il capitolo VII segue le tappe della ricostruzione.

Fonti: Andrea Ottanelli e Renzo Zagnoni · La ricostruzione della Ferrovia Porrettana (estratto, Gli Ori) ↗

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11 / UN SOPRANNOME CHE DESCRIVE UNA FORMA

Centoporte, ma non erano cento

Centoporte è un soprannome, non un conteggio esatto: descrive le numerose porte sulle fiancate di queste carrozze. Per riconoscere i mezzi dei treni storici bisogna distinguere le varie serie e la loro epoca. Il dossier sui rotabili propone questa lettura.

Fonti: Fondazione FS · Catalogo delle carrozze storiche ↗

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12 / CURIOSITÀ DI TECNICA FERROVIARIA

La locomotiva portava con sé anche l’acqua

La locomotiva a vapore consuma acqua oltre al carbone. Ecco perché nelle vecchie stazioni compaiono cisterne e colonne idriche: sono strumenti del viaggio. Il dossier sui rotabili spiega il ruolo delle scorte e dei rifornimenti.

Fonti: Fondazione FS · Catalogo delle locomotive a vapore (schede 640 e 740) ↗

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13 / UN CAMBIAMENTO D’USO DOCUMENTATO

Il ponte pedonale che portava il treno

Il Ponte Grosso di Maresca, oggi pedonale, fu percorso dai treni della FAP fra il 1926 e il 1965. Appartiene alla ferrovia locale che si collegava alla Porrettana a Pracchia. Nel dossier sulla FAP il ponte torna al suo posto lungo il percorso.

Fonti: Comune di San Marcello Piteglio · Il Ponte Grosso di Maresca ↗

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14 / UN EDIFICIO CHE CONTINUA A RACCONTARE

Quando una stazione diventa un museo dell’energia

La vecchia stazione FAP di Pontepetri ospita il Museo del Ferro e dell’Energia Rinnovabile. L’edificio passa dal trasporto delle persone e dei prodotti al racconto del lavoro della montagna. Il dossier sulla FAP ne segue il cambiamento d’uso.

Fonti: Visit Pistoia · Il percorso da Pracchia e la stazione di Pontepetri ↗

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15 / UN INCONTRO NEL TERRITORIO

Una stazione dell’Appennino e un architetto finlandese

Vicino alla stazione di Riola si incontra una chiesa progettata dal finlandese Alvar Aalto. Il treno ottocentesco porta così a un’architettura del Novecento: il capitolo sul versante emiliano racconta questo e altri incontri lungo la valle.

Fonti: Città metropolitana di Bologna · La chiesa di Alvar Aalto a Riola ↗ · Appennino Bolognese · Stazioni e luoghi della valle del Reno ↗

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16 / DOCUMENTI CHE RESTANO STRUMENTI DI LAVORO

Un disegno antico può servire ancora in officina

Nell’officina di Pistoia un disegno storico può tornare a servire per ricostruire un componente. Il reportage di FS News mostra il legame fra archivio e lavoro materiale: la conservazione di un treno funzionante richiede entrambi.

Fonti: FS News · L’Officina Rotabili Storici di Pistoia (2022) ↗

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17 / DOCUMENTO D’ARCHIVIO · 1890

Sofia salvò le carte del padre

Nel 1890 Sofia Protche offre al Comune di Bologna i disegni e i libri lasciati dal padre. La corrispondenza conservata documenta l’accettazione del dono e il lavoro di ordinamento. È anche grazie a questo passaggio familiare e istituzionale che oggi si può seguire la costruzione della Porrettana attraverso il suo archivio: progetti, profili, appunti e fotografie sopravvivono all’ingegnere.

Fonti: Città degli archivi · Il fondo Protche e la donazione del 1890 ↗

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18 / OPERE CONSERVATE · ALESSANDRO GUARDASSONI

Il pittore che entrava nel cantiere

Alessandro Guardassoni, che frequentava il territorio di Porretta, rimane colpito dalle gallerie in costruzione e le dipinge. La Fondazione Gualandi conserva e presenta queste vedute. Il tunnel diventa un soggetto artistico mentre è ancora un’opera in lavorazione: una cavità scavata dall’uomo, capace di cambiare il paesaggio prima ancora di essere attraversata dal treno.

Fonti: Fondazione Gualandi · Le gallerie della Porrettana nei dipinti di Guardassoni ↗

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19 / ESPERIMENTO ARTISTICO · 1978

Quando il treno diventò un concerto

Il 26 giugno 1978 John Cage porta sulla Bologna–Porretta un treno preparato per ascoltare e trasformare suoni. Microfoni, nastri e altoparlanti coinvolgono carrozze, stazioni e pubblico. Il capitolo VIII racconta questo viaggio, nel quale anche il rumore della ferrovia entra nella musica.

Fonti: Università Roma Tre · Il treno di John Cage, 1978 ↗

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20 / BIOGRAFIA DOCUMENTATA · TOMMASO CINI

Prima dei binari, la «carta senza fine»

Prima di promuovere la ferrovia attraverso l’Appennino, Tommaso Cini si era occupato di una macchina capace di produrre carta in un nastro continuo: la cosiddetta «carta senza fine». Nel 1832 aveva viaggiato in Francia con il fratello Bartolomeo per conoscere da vicino tecniche e organizzazione industriale. Al ritorno suggerì al padre di introdurre il nuovo macchinario nella cartiera di famiglia sulla Lima; progettò l’edificio destinato a ospitarlo e curò gli impianti idraulici necessari al suo funzionamento. Il futuro promotore della Porrettana aveva dunque imparato a collegare macchine, acqua e fabbricati prima di misurarsi con binari e valichi. Questo episodio aiuta a capire l’ambiente da cui nacque la sua iniziativa ferroviaria: un’industria di montagna attenta alle innovazioni europee e al rapporto fra produzione e trasporti.

Fonti: Treccani · Nidia Danelon Vasoli, Cini, Tommaso (Dizionario Biografico degli Italiani, 1981) ↗

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